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Io non ero ad Aushwitz

Tratto da “Lettera da Auschwitz” di Francesca Nughes e “Lettera dall’inferno” di Carlotta Sacchetti

In guerra, nei campi di sterminio il tempo scorre veloce e crudele e ci si ritrova in un attimo pieno di terrore, arido, vecchio, senza umanità, donna sola senza identità. Per Il Soldato e La Bambina il tentativo di sopravvivere alla creazione di mostri e all’isolamento si tramuta in un delicato tentativo di ricreare legami con gli affetti, con la memoria, con il passato. I bianchi fogli intonsi, pronti ad accogliere e conservare le confidenze, sono luogo dell’unica possibilità, sono rifugio scaldato appena da una lanterna. Il Soldato e La Bambina non si possono parlare, non si possono ascoltare nel campo, ma si possono guardare. Lettere e diario diventano così luogo di incontro. Le parole e le domande, che i loro occhi hanno colto nell’altro, riceveranno voce e forma nei segni lasciati dall’inchiostro, testimoni dell’esistenza di umanità, della resistenza alla follia, del caldo fuoco che da vita ai loro cuori, in quegli inverni gelidi che uccidono i loro corpi.

Regia di Silvano Ilardo


 

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