vai a homepage

 

RE LEAR
di William Shakespeare

Regia di Gustavo La Volpe

Compagnia Elefante Bianco

"Più leggevo Re Lear e più mi sentivo sprofondare come inghiottito dalle sabbie mobili. Si,perché la sabbia,la terra nuda è lo spazio in cui vive l’opera,la nuda terra sulla quale ci dibattiamo noi protagonisti di questa” grande farsa senza significato che è la nostra esistenza”, per adoperare una terminologia beckettiana. Ma qualcosa invece mi faceva sentire immerso in un immenso oceano,schiacciato dalla vastità,disperato naufrago sulla zattera delle mie poche certezze. Tra queste l’assoluta coscienza di affrontare la più grande,ricca e vasta opera shakespeariana. Vi sono molteplici linee narrative nel Re Lear che partono dalla storia parallela,discutibilmente definita secondaria di Gloster, per intrecciarsi poi in un unicum narrativo.Ma ciò che spaventa e affascina al tempo stesso è la quantità smisurata di tematiche che sono presenti in questo testo. L’ Autore ci presenta la nostra vita in tutti i suoi aspetti,chiedendosi in sintesi qual è il significato di questo viaggio dalla culla alla tomba. Su questo abbiamo cercato di interrogarci con gli attori e partendo dalle domande sul perché siamo giunti a chiederci del come. La regia in particolare ha voluto mettere in risalto il senso del barbaro,in termini alessandrini,cioè di stranieri all’interno della propria famiglia,l’assoluta cecità,ed il senso del possesso/potere.Tutti temi che,grazie alla straordinaria capacità di Shakespeare di essere oltre lo spazio ed il tempo,sembrano essere gli ingredienti di una tragedia scritta oggi. Le scelte sull’ambientazione e i costumi sono indirizzate al preciso intento di non collocare ed identificare un periodo preciso,se non un’atmosfera di carattere precristiano con voluti salti temporali ed anacronismi che riflettono le indicazioni di scrittura dell’autore stesso. Brook ha definito questo capolavoro della letteratura mondiale,alla prima lettura della sua compagnia, “una montagna la cui cima non è stata ancora raggiunta”;forse non lo sarà mai,intanto noi proviamo ad arrampicarci e più saliamo più respiriamo aria che ci fa bene."
Gustavo La Volpe